L'ultima teca è quella dal taglio più dissacrante e provocatorio — lo sguardo giocoso, forse liberatorio, su tutto quello che corpo e mente hanno attraversato. Immagini esplicite, frammenti di pornografia vintage, simboli ambigui e dettagli quotidiani mettono in scena un desiderio segnato da frustrazione e vuoto.
La parola VUOTATOIO, al centro, presa da una targhetta d'ospedale, diventa il manifesto non ufficiale della teca. Ma il disagio qui si trasforma in linguaggio, e il fatto privato diventa materia che riguarda tutti — con un'ironia che non chiede scusa a nessuno.