La seconda teca è il tempo sospeso della degenza. Non ci sono drammi né violini: solo quello che c'era davvero — vaschette di cibo, aghi, corridoi bianchi, sedie d'attesa, oggetti sanitari, fotografati con la stessa cura da catalogo che si userebbe per un prodotto in vetrina.
E poi, proprio lì in mezzo, la busta di un McDonald's — il panino preso al volo sulla strada del ritorno, quello che a un amico dell'autore è bastato per dire: siamo vivi, lottiamo un giorno ancora. Sotto quell'aria da inventario passa un'umanità che non si annuncia: il dolore diventa abitudine, e diventando abitudine si vede meglio, non peggio.